Saronno - Nuova occupazione, rinasce il TeLOS
Oggi a Saronno, dopo due mesi dallo sgombero dello spazio di via Concordia, rinasce il TeLOS con una nuova occupazione.Questa sera dalle 21:30 sound per tutti i gusti, vieni a trovarci e festeggiare assieme a noi. Ci organizziamo per dormire, porta sacco a pelo e materasso.Qui sotto il comunicato dell'occupazione.Ricordiamo che il 14 a Saronno ci sarà un corteo per gli spazi occupati, qui la locandina: http://collafenice.wordpress.com/2009/02/27/143-per-il-telos-e-gli-spazi-occupati/AUDIOCRONACA DELL'OCCUPAZIONE: http://radiocane.noblogs.org/post/2009/03/08/audiocronaca-occupazione-saronno SABATO PROSSIMO CORTEO: http://resist.noblogs.org/post/2009/03/14/14-03-corteo-per-il-telos-e-gli-spazi-occupati AGGIORNAMENTI: http://collafenice.wordpress.com COMUNICATO:SPAZIO ABBANDONATOSPAZIO OCCUPATO!
"L’8 marzo rinasce il TeLOS in un altro stabile abbandonato saronnese, in linea di continuità con la vecchia occupazione di via Concordia, e quella ancora precedente di via Galli; nonostante questi spazi siano stati sgomberati dalla nostra presenza (per essere entrambi ancora lasciati all’abbandono…), le forze di polizia e i politicanti saronnesi non possono di certo riuscire a disfarsi della nostra voglia di libertà, di autogestione, della necessità di liberarci da tutto ciò che a Saronno e nell’intera società ci opprime fino a farci mancare il respiro.La necessità di vivere quotidianamente situazioni positive e autentiche, senza paura di ipocrisie, senza timore di dover sottostare a qualcuno, approfondendo la conoscenza con noi stessi e con gli altri è per noi di vitale importanza.Il valore di uno spazio occupato e autogestito sta proprio nel ridare la possibilità alle nostre individualità di crescere e autodeterminarsi senza più limiti, seguendo ognuno le proprie naturali inclinazioni, lontani dagli sguardi indesiderati e dal controllo asfissiante di autorità e benpensanti. Uno stabile abbandonato, come tanti ce ne sono, rifiuto di un sistema economico e culturale che valorizza più la proprietà rispetto alle persone, più il profitto che la vita, più la crescita economica che la felicità, è il posto giusto dal quale ripartire per riprenderci finalmente le nostre vite. Creare momenti di socialità costruttiva tra di noi per aprirsi al territorio e alle persone, è un passaggio fondamentale per la riappropriazione degli spazi e dei tempi della vita, in un’ottica di liberazione individuale e collettiva.Ciò che ci muove è come sempre il rifiuto dell’esistente, di questa realtà così snaturata che ci ha resi automi in un mondo per sole macchine, strumenti silenziosi e sottomessi dal Capitale, sudditi schizofrenici ed alienati dello Stato, amico dei banchieri e schiavo dell’economia. Abbiamo voglia di metterci in gioco, sperimentando sulla nostra pelle cosa vuol dire realmente essere vivi, vogliamo provare emozioni vere, creando qualcosa di diverso, probabilmente fastidioso per qualcuno, ma che sicuramente renderà piena la nostra esistenza, finalmente degna di essere vissuta.A Saronno sembra che a breve sarà inaugurato un “centro per i giovani”, presunta risposta alla mancanza di spazi di aggregazione giovanile.E’ chiaro che noi rifiutiamo fermamente questo contentino che, servito dall’alto dalla misericordia dei politicanti di turno, ha come unico scopo quello di incanalare le pulsioni libertarie di noi ragazzi, per trasformarle in comportamenti accettabili ed accettati, controllabili e controllati.La completa mancanza di autogestione, lo stretto rapporto che gli operatori del centro hanno con l’amministrazione, la stessa presenza di educatori adulti che mediano, dirigono e controllano, insegnando loro che alternativa non ci può e non ci deve essere, ci fanno prendere le distanze da questo progetto. I nostri metodi, partecipazione dal basso, autogestione, libera espressione delle soggettività, non possono andare a braccetto con servizi che sono fatti con la stessa pasta di carceri, caserme e ospedali psichiatrici: il loro fine è infatti lo stesso, quello di formare cittadini obbedienti, capaci di inserirsi diligentemente nel sistema, di formarne un piccolo ingranaggio, strumenti e mezzi di sopraffazione, violenza e mantenimento dello status quo.Invitiamo tutti quelli che credono nell’autogestione come alternativa reale e concreta, nella riappropriazione diretta delle nostre vite e della nostra città, a partecipare attivamente per la crescita di questo percorso, per la nostra sopravvivenza, per la costruzione di una realtà altra, capace di portare conflitto all’interno di una società pacificata ed addormentata dalle sirene del consumismo e dai media, oramai veri e proprio strumenti di controllo e rimbambimento mentale.Il TeLOS esiste finché noi esisteremo!Il TeLOS si trova in via Milano 17, angolo via Varese"
da http://collafenice.wordpress.com
lunedì 9 marzo 2009
mercoledì 4 marzo 2009
Il sandaco replica, noi rispondiamo
La settimana scorsa siamo stati accusati sulla Prealpina dal sindaco di Gallarate di aver compreso male i nuovi progetti edilizi e di aver imbrattato i muri coi volantini attaccati in giro.Abbiamo dato una risposta attraverso lo stesso giornale, perchè (al contrario di altri) non abbiamo difficoltà ad ammettere i nostri errori e soprattutto non accettiamo di essere attaccati su cose inutili e faziose.Noi portiamo avanti progetti e iniziative dedite alla socialità,alla solidarietà e all'ambiente urbano, senza doppi fini e senza voler guadagnare sopra a niente e nessuno.

niente più diritto di sciopero, anche alla malpensa
Niente sciopero a Malpensa, come deciso dal ministro Matteoli, ma nemmeno assemblee dei lavoratori. I sindacati gridano al boicottaggio e parlano di volontà precisa di distogliere lo sguardo dalla situazione dell’aeroporto varesino, sempre più grave secondo Cgil, Cisl e Uil.
I segretari delle categorie dei trasporti delle tre sigle hanno spiegato le motivazioni del proprio disappunto e hanno assicurato che continueranno sulla strada delle richieste che da tempo rimbalzano dai sindacati di Malpensa: liberalizzare le rotte e gli slots lasciati liberi da Alitalia, rivedere i patti bilaterali per permettere alle compagnie interessate di investire a Malpensa, intervenire sul settore cargo con fatti concreti e non a parole, far rispettare le clausole sociali per tutelare i lavoratori più a rischio.
«La revoca del ministro è arrivata 24 ore prima dello sciopero – spiega Ezio Colombo della Filt Cgil -. Inoltre non ci hanno neppure concesso di fare le assemblee con i lavoratori. Questo è un processo che non ci piace, si vuol far calare una coltre di fumo sullo stato dell’aeroporto, senza ascoltare le soluzione proposte da noi. Le regole le abbiamo sempre rispettate, abbiamo chiesto lo sciopero 3 mesi fa per motivi gravi e per noi importanti e ora ci sbattono la porta in faccia: non vogliamo farci tirare per la giacchetta, i lavoratori sarebbero stati pronti ad azioni fuori dalle regole, ma per il momento siamo riusciti a bloccarli. Però non pensino che abbasseremo la testa». Il cargo è un’altra delle problematiche che resta aperta: «Si sono susseguite voci e promesse per ora – commenta Antonio Albrizio della Uilt -. La situazione è via via più drammatica, i voli non sono operativi e non ci sono tempi certi». Secondo Cgil, Cisl e Uil le casse integrazioni sono aumentate con l’inizio dell’anno, arrivando a quota 2000 con una previsione che potrebbe arrivare fino a 2500 richieste nel giro di poche settimane. Inoltre ci sono i 500 lavoratori a tempo determinato e precari che hanno perso il posto nei mesi scorsi: «E non dimentichiamo che se Sea non rinnova l’accordo con Cai per la gestione dei servizi a rischio ci saranno altre 800 persone», spiega Dario Grilanda della Fit Cisl. I settori più a rischio sono il cargo (in Alha, società che movimentava le merci di Alitalia, e nelle cooperative collegate sono in 500 in cassa integrazione) e il catering: «Le clausole sociali sono irrinunciabili – prosegue Grilanda -. L’accordo di Sea con Cai è importante nella speranza si possa incrementare in futuro l’impegno della compagnia di Colaninno e Sabelli. Lufthansa? Per ora è solo una bella speranza, il peso dei tedeschi non è ancora tale da far spostare una bilancia in drammatica crisi». Lo sciopero dei lavoratori del comparto aereo verrà riprogrammato ad altra data: «Non vogliamo solo subire – chiosa Colombo -. Il clima che si è creato con le proposte di riforma della legge sullo sciopero è pessimo: ci boicottano e non ci lasciano spazi di azione. Facciamo appello alle altre categorie perché si uniscano a noi in una mobilitazione più ampia, richiesta scaturita dopo l’attivo sindacale dello scorso febbraio: è necessario che tutti si facciano sentire».
I segretari delle categorie dei trasporti delle tre sigle hanno spiegato le motivazioni del proprio disappunto e hanno assicurato che continueranno sulla strada delle richieste che da tempo rimbalzano dai sindacati di Malpensa: liberalizzare le rotte e gli slots lasciati liberi da Alitalia, rivedere i patti bilaterali per permettere alle compagnie interessate di investire a Malpensa, intervenire sul settore cargo con fatti concreti e non a parole, far rispettare le clausole sociali per tutelare i lavoratori più a rischio.
«La revoca del ministro è arrivata 24 ore prima dello sciopero – spiega Ezio Colombo della Filt Cgil -. Inoltre non ci hanno neppure concesso di fare le assemblee con i lavoratori. Questo è un processo che non ci piace, si vuol far calare una coltre di fumo sullo stato dell’aeroporto, senza ascoltare le soluzione proposte da noi. Le regole le abbiamo sempre rispettate, abbiamo chiesto lo sciopero 3 mesi fa per motivi gravi e per noi importanti e ora ci sbattono la porta in faccia: non vogliamo farci tirare per la giacchetta, i lavoratori sarebbero stati pronti ad azioni fuori dalle regole, ma per il momento siamo riusciti a bloccarli. Però non pensino che abbasseremo la testa». Il cargo è un’altra delle problematiche che resta aperta: «Si sono susseguite voci e promesse per ora – commenta Antonio Albrizio della Uilt -. La situazione è via via più drammatica, i voli non sono operativi e non ci sono tempi certi». Secondo Cgil, Cisl e Uil le casse integrazioni sono aumentate con l’inizio dell’anno, arrivando a quota 2000 con una previsione che potrebbe arrivare fino a 2500 richieste nel giro di poche settimane. Inoltre ci sono i 500 lavoratori a tempo determinato e precari che hanno perso il posto nei mesi scorsi: «E non dimentichiamo che se Sea non rinnova l’accordo con Cai per la gestione dei servizi a rischio ci saranno altre 800 persone», spiega Dario Grilanda della Fit Cisl. I settori più a rischio sono il cargo (in Alha, società che movimentava le merci di Alitalia, e nelle cooperative collegate sono in 500 in cassa integrazione) e il catering: «Le clausole sociali sono irrinunciabili – prosegue Grilanda -. L’accordo di Sea con Cai è importante nella speranza si possa incrementare in futuro l’impegno della compagnia di Colaninno e Sabelli. Lufthansa? Per ora è solo una bella speranza, il peso dei tedeschi non è ancora tale da far spostare una bilancia in drammatica crisi». Lo sciopero dei lavoratori del comparto aereo verrà riprogrammato ad altra data: «Non vogliamo solo subire – chiosa Colombo -. Il clima che si è creato con le proposte di riforma della legge sullo sciopero è pessimo: ci boicottano e non ci lasciano spazi di azione. Facciamo appello alle altre categorie perché si uniscano a noi in una mobilitazione più ampia, richiesta scaturita dopo l’attivo sindacale dello scorso febbraio: è necessario che tutti si facciano sentire».
alla ahlstrom le condizioni dei lavoratori non cambiano,la fabbrica chiuderà
La Ahlstrom sospende la mobilità per i 61 lavoratori in esubero, ma per i venti di Gallarate non cambia nulla o quasi. La proprietà della multinazionale finlandese che produce tessuto non tessuto per il mercato farmaceutico e sanitario ha comunicato ai lavoratori la chiusura della procedura vecchia e l’apertura di una nuova: panorama economico cambiato in peggio e un nuovo piano industriale elaborato dalla proprietà che sarà presentato a breve alle sigle sindacali che rappresentano i dipendenti dell’azienda. Una convocazione è attesa per la prossima settimana (martedì 10 marzo potrebbe essere il giorno giusto). Da Gallarate non verrà più spostata la linea produttiva a Mozzate, ma lo stabilimento di via XXIV Maggio chiuderà ugualmente: quindi per i venti lavoratori in esubero non ci sono spiragli di speranza.
«Abbiamo fatto un’assemblea con i lavoratori – spiega Antonio Ferrari dell’AlCobas (sindacato autonomo al quale sono iscritti tutti i venti di Gallarate) -. Studieremo altre azioni nei prossimi giorni, nell’attesa di una convocazione ufficiale». «La sensazione è che il clima sia peggiorato di molto – commenta Massimo Sinatra della Rsu dell’AlCobas di ritorno da Cressa, in provincia di Novara, sede di un altro degli stabilimenti dell’Ahlstrom in Italia -. Non spostano la macchina perché costerebbe troppo, ma chiudono lo stabilimento: questo fa pensare ad altri esuberi, ma vedremo. Per noi a Gallarate non cambia nulla: proseguiamo nel presidio. Vogliamo avere certezze, ma qui non fa altro che aumentare l’incertezza. Anche a Cressa monta la protesta: chiudono la mobilità e ne aprono un’altra. Noi siamo in mezzo, aspettiamo e speriamo».
«Abbiamo fatto un’assemblea con i lavoratori – spiega Antonio Ferrari dell’AlCobas (sindacato autonomo al quale sono iscritti tutti i venti di Gallarate) -. Studieremo altre azioni nei prossimi giorni, nell’attesa di una convocazione ufficiale». «La sensazione è che il clima sia peggiorato di molto – commenta Massimo Sinatra della Rsu dell’AlCobas di ritorno da Cressa, in provincia di Novara, sede di un altro degli stabilimenti dell’Ahlstrom in Italia -. Non spostano la macchina perché costerebbe troppo, ma chiudono lo stabilimento: questo fa pensare ad altri esuberi, ma vedremo. Per noi a Gallarate non cambia nulla: proseguiamo nel presidio. Vogliamo avere certezze, ma qui non fa altro che aumentare l’incertezza. Anche a Cressa monta la protesta: chiudono la mobilità e ne aprono un’altra. Noi siamo in mezzo, aspettiamo e speriamo».
martedì 3 marzo 2009
ANNUNCIO TECNICO IMPORTANTE!!!!!!!
A causa di problemi di natura tecnica i messaggi email inviati non ci sono arrivati,ora il problema è stato risolto, chiediamo a chi ci ha già contattato di rinviarci le email in modo tale da poterle rileggerle e rispondere alle questioni poste. vi ringraziamo per l'attenzione e per la partecipazione,saluti dal collettivo Ultimi Mohicani.
gallarate maglia nera della provincia per lo smog, ribadiamo ancora i nostri complimenti a chi di dovere.
Rifacciamo i nostri più sentiti complimenti all'amministrazione comunale che per debellare questo problema dell'inquinamento atmosferico decide di costruire palazzi a perdita d'occhio.La loro strategia è l'oscuramento del cielo e del sole attraverso la costruzione di edifici molto alti,in modo tale da non far vedere gli effetti dell'inquinamento nel cielo sempre più opaco a Gallarate.In questo modo il gallaratese potrà vivere in pace sotto l'ombra dei palazzoni e non pensare più a quel che respira.Che grande idea, peccato che la gente si ammala ma questi sono dettagli,ancora COMPLIMENTI!!!----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------E' un febbraio disastroso, per la qualità dell'aria. Il tempo soleggiato e senza precipitazioni e la scarsità di vento hanno fatto sì che nella seconda metà del mese le medie delle concentrazioni di polveri sottili nell'aria schizzassero oltre i livelli di guardia, spesso addirittura superando il doppio di quanto ammesso dalla legge. E a Gallarate, in uno degli ultimi giorni del mese, si è sfiorato addirittura il quadruplo dei valori d'allarme: 199 microgrammi per metro cubo, quando il limite è 50
Il problema, si sa, è annoso ed è legato alle particolari condizioni della pianura padana, una sorta di catino dove gli inquinanti tendono a ristagnare, specie in assenza prolungata di precipitazioni.
Ma veniamo ai numeri: a Varese la centralina Arpa di via Coppelli ha registrato ben 9 giorni su 28 oltre i limiti, un giorno ogni tre. Un risultato qausi positivo, se confrontato con l'aria che si respira nella bassa provincia: a Saronno per 11 giorni si è superato il limite, di questi ben 7 hanno visto concentrazioni oltre il doppio di quanto consentito. A Busto la centralina Accam, posta in periferia, ha registrato 13 giorni di sforamento (di cui 6 oltre 100microgrammi per metrocubo). A Ferno la centralina aeroportuale ha registrato valori oltre il limite per 15 giorni (di cui 7 oltre il doppio). La maglia nera spetta però a Gallarate, con 15 giorni oltre i limiti, di cui 6 oltre il doppio. La città dei due galli registra anche un record negativo davvero inarrivabile: il 23 febbraio la media giornaliera (la media, si badi bene) è arrivata a quota 199, quasi il quadruplo della soglia massima che può essere superata per soli 35 giorni l'anno. 35 giorni che molte città rischiano di superare già a marzo.
Anche la giornata di oggi, nonostante le leggere precipitazioni, registra valori allarmanti: il PM10 è a quota 95 microgrammi/metrocubo a Busto Arsizio Accam, 94 a Gallarate, 71 a Varese Coppelli.
L'aspetto climatico è solo uno degli elementi: certo l'inverno, quando è secco, diventa la stagione più critica, perchè alle emissioni da traffico automobilistico si aggiungono quelle degli impianti di riscaldamento. Ma non si deve dimenticare che anche nei mesi primaverili ed estivi non sono rari i superamenti dei limiti e che spesso i valori rimangono appena sotto la soglia massima consentita. Il che indica che se le vecchie caldaie a gasolio contribuiscono non poco al problema, la "base" da cui si parte è rappresentata dalle emissioni di particolato degli autoveicoli (a Milano l'Arpa ha calcolato sia responsabile dell'82%).
Una emergenza continua di fronte a cui le risposte si dimostrano ancora insufficienti, in particolare negli interventi contro il traffico privato e le emissioni. Eppure gli effetti sono rilevanti: alle polveri sottili sono riconducibili non solo patologie gravi, ma anche bronchiti, asma e tosse sempre più frequenti e sempre più insistenti, in particolare in inverno. Che non costano solo alla collettività in termini di spesa sanitaria, ma anche ai singoli cittadini in termini di qualità di vita.
Il problema, si sa, è annoso ed è legato alle particolari condizioni della pianura padana, una sorta di catino dove gli inquinanti tendono a ristagnare, specie in assenza prolungata di precipitazioni.
Ma veniamo ai numeri: a Varese la centralina Arpa di via Coppelli ha registrato ben 9 giorni su 28 oltre i limiti, un giorno ogni tre. Un risultato qausi positivo, se confrontato con l'aria che si respira nella bassa provincia: a Saronno per 11 giorni si è superato il limite, di questi ben 7 hanno visto concentrazioni oltre il doppio di quanto consentito. A Busto la centralina Accam, posta in periferia, ha registrato 13 giorni di sforamento (di cui 6 oltre 100microgrammi per metrocubo). A Ferno la centralina aeroportuale ha registrato valori oltre il limite per 15 giorni (di cui 7 oltre il doppio). La maglia nera spetta però a Gallarate, con 15 giorni oltre i limiti, di cui 6 oltre il doppio. La città dei due galli registra anche un record negativo davvero inarrivabile: il 23 febbraio la media giornaliera (la media, si badi bene) è arrivata a quota 199, quasi il quadruplo della soglia massima che può essere superata per soli 35 giorni l'anno. 35 giorni che molte città rischiano di superare già a marzo.
Anche la giornata di oggi, nonostante le leggere precipitazioni, registra valori allarmanti: il PM10 è a quota 95 microgrammi/metrocubo a Busto Arsizio Accam, 94 a Gallarate, 71 a Varese Coppelli.
L'aspetto climatico è solo uno degli elementi: certo l'inverno, quando è secco, diventa la stagione più critica, perchè alle emissioni da traffico automobilistico si aggiungono quelle degli impianti di riscaldamento. Ma non si deve dimenticare che anche nei mesi primaverili ed estivi non sono rari i superamenti dei limiti e che spesso i valori rimangono appena sotto la soglia massima consentita. Il che indica che se le vecchie caldaie a gasolio contribuiscono non poco al problema, la "base" da cui si parte è rappresentata dalle emissioni di particolato degli autoveicoli (a Milano l'Arpa ha calcolato sia responsabile dell'82%).
Una emergenza continua di fronte a cui le risposte si dimostrano ancora insufficienti, in particolare negli interventi contro il traffico privato e le emissioni. Eppure gli effetti sono rilevanti: alle polveri sottili sono riconducibili non solo patologie gravi, ma anche bronchiti, asma e tosse sempre più frequenti e sempre più insistenti, in particolare in inverno. Che non costano solo alla collettività in termini di spesa sanitaria, ma anche ai singoli cittadini in termini di qualità di vita.
lunedì 2 marzo 2009
resoconti della giornata del 28 febbraio, milano-bergamo
MILANO:Sabato 28 febbraio a Milano si è svolta una manifestazione indetta a favore degli spazi sociali dell’intera realtà nazionale. Dopo lo sgombero (illegale) del cox 18, luogo di cultura aperta e di socialità attiva, si è voluto ribadire la necessità di proteggere questi spazi dall’avanzare della speculazione edilizia e dalla cementificazione criminosa del territorio. Questi luoghi “aperti” sono il simbolo di una socialità che può cambiare il volto di una città grigia e spenta, una socialità che trapassa le barriere imposte dai potenti e dai mass media, una socialità multicolore e partecipata, allegra e spensierata ma con una forte identità dietro. I politicanti e gli speculatori di professione vogliono cancellare questo enorme “pericolo” di uno spazio vissuto e portato avanti veramente dal basso, che può colorare di solidarietà una città dedita solo al lavoro e all’individualismo. Per questo motivo 10.000 persone provenienti da tutta Italia sono scese nelle strade di Milano per far rivivere questo clima di gioia e socialità che ci vogliono togliere. Al contrario di quello che dicono i vari giornali e telegiornali e il vicesindaco del capoluogo visconteo R. De corato al corteo non vi hanno partecipato pericolosi teppisti e terroristi, ma tanta gente comune,padri/madri di famiglia coi bambini, avvocati, giornalisti,insegnanti,operai in cassa integrazione, ecc. La manifestazione ha sfilato per le vie della città compatta ed energica, scandendo slogan contro gli speculatori degli spazi e delle nostre vite, erigendo striscioni e cartelloni satirici e provocatori, insomma tutto tranne che violenza.
La tensione è salita quando si è saputo che a Bergamo la polizia aveva caricato brutalmente e a freddo persone inermi ed in più quasi 60 ragazzi erano in stato di fermo. A questo punto il corteo ha deciso di proseguire e non fermarsi in porta ticinese ( luogo previsto per l’arrivo), lanciando così un segnale alle forze dell’ordine per liberare le persone fermate. Non vi sono stati ne scontri ne violenze ma solo tanti slogan e tanta preoccupazione per quello che stava succedendo a Bergamo, in ogni caso dopo aver bloccato per un ora il centro della città la lieta notizia che tutti i fermati tranne 2 erano fuori.
La giornata di sabato ha dato una ferma risposta a chi dall’alto vuole imporre i propri affari sugli spazi e sulla vita di tutti i cittadini…gli spazi di socialità sono di tutti e tutti devono viverli.
BERGAMO:28 febbraio 2009.
Fascisti armati di caschi e spranghe vengono fatti circolare liberamente per le strade di bergamo in corteo non autorizzato al ritmo di slogan del ventennio e scortati dalle forze dell'ordine.
Antifascisti riunitisi per protestare contro questo atto ILLEGALE e ANTICOSTITUZIONALE vengono caricati selvaggiamente, picchiati portati in questura come criminali della peggior specie e denunciati per reati non commessi.
28 febbraio 2009, a bergamo deve tenersi l'apertura di una sede di forza nuova, partito di matrice chiaramente fascista guidato dall'ex terrorista nero Roberto Fiore (rifugiato per anni in Inghilterra perchè condannato per banda armata e associazione sovversiva). È per questa occasione che i forzanuovisti indicono una manifestazione nazionale per le strade della provincia orobica, manifestazione guidata proprio da Fiore stesso. Nella stessa data, per contrastare questi nostalgici del ventennio viene organizzato anche un corteo di risposta, antifascista, che si rifà ai veri valori della costituzione, quella costituzione secondo cui l'apologia al fascismo dovrebbe essere considerata reato. Il corteo si snoda per buona parte del pomeriggio in maniera pacifica ma determinata, con le forze dell'ordine che evitano il contatto con il corteo di forza nuova. Tutto procede per il meglio fino a quando le forze dell'ordine, dopo aver diviso in due il corteo, fanno partire una carica selvaggia e immotivata contro circa 150 persone. I mass-media descriveranno scene di guerriglia urbana, parleranno di bottiglie lanciate, vetrine infrante e una dozzina di poliziotti contusi e feriti. Nulla di più falso. La polizia carica i manifestanti senza preavviso e senza motivo, in maniera indiscriminata e violenta, picchiando chiunque capiti a tiro, nessuno oppone resistenza, chi riesce si salva come può correndo qua e la nei vicoli bergamaschi, chi non riesce viene fermato e portato in questura. In questo frangente la polizia italiana denota un comportamento degno da regime cileno: cacce all' uomo, pestaggi su persone inermi a terra, insulti e minacce di ogni genere, anfibi in faccia, botte ai fotografi e inseguimenti e pestaggi di chi cerca di filmare le scene più violente. Nulla li ferma, nessuno si oppone, sono tantissimi, rabbiosi, desiderosi di sfogare la loro violenza, hanno occhi arrossati dall' ira e, più probabilmente, dalla cocaina; prima delle manifestazioni è risaputo che molti di loro ne fanno uso per darsi coraggio.
Fanno sedere tutti a terra, chi non ci riesce per mancanza di spazio viene manganellato, persone a caso vengono prese dal gruppo più grosso dei fermati, portate più in la dove nessuno può vedere e picchiate. Scattano le manette ad alcuni, tutti i fermati portati in questura. Qui 5\6 ore che passano tra l'angoscia e le minacce e i cellulari spenti che impediscono di comunicare. Si spegne la luce, una carabiniere minaccia di stare veramente attenti quando fa buio...ha ragione, li dentro possono fare quello che vogliono. Il tempo scorre lentamente...Si parla di arresti, sale la tensione, arriva la notizia della solidarietà dal corteo di milano e da un presidio formatosi fuori dalla questura, questo infonde speranza e coraggio. Dentro ci son due persone con la testa aperta, medicati alla bell e meglio, si parla di rischio trauma cranico, i poliziotti se ne fregano, tocca agli altri fermati tenerli svegli e accertarsi continuamente delle loro condizioni, bianchi in volto e semisvenuti sulla dura griglia di ferro che dovrebbe fungere da brandina. Passa il tempo e alla fine il bilancio sarà di 57 denunce e 2 arresti. Le denunce vengono date completamente a caso, a persone che non han fatto nulla di cio che gli hanno attribuito, i 2 arresti vengono dati ai feriti più gravi, in questo modo si evita che fuori qualcuno possa vedere le loro misere condizioni, i loro volti picchiati e le ferite sulla testa, vengono portati in carcere.
Tutto questo avviene mentre al corteo di fascisti viene permesso di girare liberamente per le vie di bergamo, armati di tutto punto e sotto gli occhio complici dei corpi di polizia.
Dalla giornata del 28, parrebbe che essere fascisti è la normalità, essere antifascisti un reato per la “giustizia” italiana. In seguito i media criminalizzeranno solo il corteo di chi era in piazza per difendere la costituzione, una costituzione che dovrebbe avere caratteri apertamente antifascisti per cui tutti dovrebbero battersi.
Meditate gente, meditate sul clima che si respira in italia.
La tensione è salita quando si è saputo che a Bergamo la polizia aveva caricato brutalmente e a freddo persone inermi ed in più quasi 60 ragazzi erano in stato di fermo. A questo punto il corteo ha deciso di proseguire e non fermarsi in porta ticinese ( luogo previsto per l’arrivo), lanciando così un segnale alle forze dell’ordine per liberare le persone fermate. Non vi sono stati ne scontri ne violenze ma solo tanti slogan e tanta preoccupazione per quello che stava succedendo a Bergamo, in ogni caso dopo aver bloccato per un ora il centro della città la lieta notizia che tutti i fermati tranne 2 erano fuori.
La giornata di sabato ha dato una ferma risposta a chi dall’alto vuole imporre i propri affari sugli spazi e sulla vita di tutti i cittadini…gli spazi di socialità sono di tutti e tutti devono viverli.
BERGAMO:28 febbraio 2009.
Fascisti armati di caschi e spranghe vengono fatti circolare liberamente per le strade di bergamo in corteo non autorizzato al ritmo di slogan del ventennio e scortati dalle forze dell'ordine.
Antifascisti riunitisi per protestare contro questo atto ILLEGALE e ANTICOSTITUZIONALE vengono caricati selvaggiamente, picchiati portati in questura come criminali della peggior specie e denunciati per reati non commessi.
28 febbraio 2009, a bergamo deve tenersi l'apertura di una sede di forza nuova, partito di matrice chiaramente fascista guidato dall'ex terrorista nero Roberto Fiore (rifugiato per anni in Inghilterra perchè condannato per banda armata e associazione sovversiva). È per questa occasione che i forzanuovisti indicono una manifestazione nazionale per le strade della provincia orobica, manifestazione guidata proprio da Fiore stesso. Nella stessa data, per contrastare questi nostalgici del ventennio viene organizzato anche un corteo di risposta, antifascista, che si rifà ai veri valori della costituzione, quella costituzione secondo cui l'apologia al fascismo dovrebbe essere considerata reato. Il corteo si snoda per buona parte del pomeriggio in maniera pacifica ma determinata, con le forze dell'ordine che evitano il contatto con il corteo di forza nuova. Tutto procede per il meglio fino a quando le forze dell'ordine, dopo aver diviso in due il corteo, fanno partire una carica selvaggia e immotivata contro circa 150 persone. I mass-media descriveranno scene di guerriglia urbana, parleranno di bottiglie lanciate, vetrine infrante e una dozzina di poliziotti contusi e feriti. Nulla di più falso. La polizia carica i manifestanti senza preavviso e senza motivo, in maniera indiscriminata e violenta, picchiando chiunque capiti a tiro, nessuno oppone resistenza, chi riesce si salva come può correndo qua e la nei vicoli bergamaschi, chi non riesce viene fermato e portato in questura. In questo frangente la polizia italiana denota un comportamento degno da regime cileno: cacce all' uomo, pestaggi su persone inermi a terra, insulti e minacce di ogni genere, anfibi in faccia, botte ai fotografi e inseguimenti e pestaggi di chi cerca di filmare le scene più violente. Nulla li ferma, nessuno si oppone, sono tantissimi, rabbiosi, desiderosi di sfogare la loro violenza, hanno occhi arrossati dall' ira e, più probabilmente, dalla cocaina; prima delle manifestazioni è risaputo che molti di loro ne fanno uso per darsi coraggio.
Fanno sedere tutti a terra, chi non ci riesce per mancanza di spazio viene manganellato, persone a caso vengono prese dal gruppo più grosso dei fermati, portate più in la dove nessuno può vedere e picchiate. Scattano le manette ad alcuni, tutti i fermati portati in questura. Qui 5\6 ore che passano tra l'angoscia e le minacce e i cellulari spenti che impediscono di comunicare. Si spegne la luce, una carabiniere minaccia di stare veramente attenti quando fa buio...ha ragione, li dentro possono fare quello che vogliono. Il tempo scorre lentamente...Si parla di arresti, sale la tensione, arriva la notizia della solidarietà dal corteo di milano e da un presidio formatosi fuori dalla questura, questo infonde speranza e coraggio. Dentro ci son due persone con la testa aperta, medicati alla bell e meglio, si parla di rischio trauma cranico, i poliziotti se ne fregano, tocca agli altri fermati tenerli svegli e accertarsi continuamente delle loro condizioni, bianchi in volto e semisvenuti sulla dura griglia di ferro che dovrebbe fungere da brandina. Passa il tempo e alla fine il bilancio sarà di 57 denunce e 2 arresti. Le denunce vengono date completamente a caso, a persone che non han fatto nulla di cio che gli hanno attribuito, i 2 arresti vengono dati ai feriti più gravi, in questo modo si evita che fuori qualcuno possa vedere le loro misere condizioni, i loro volti picchiati e le ferite sulla testa, vengono portati in carcere.
Tutto questo avviene mentre al corteo di fascisti viene permesso di girare liberamente per le vie di bergamo, armati di tutto punto e sotto gli occhio complici dei corpi di polizia.
Dalla giornata del 28, parrebbe che essere fascisti è la normalità, essere antifascisti un reato per la “giustizia” italiana. In seguito i media criminalizzeranno solo il corteo di chi era in piazza per difendere la costituzione, una costituzione che dovrebbe avere caratteri apertamente antifascisti per cui tutti dovrebbero battersi.
Meditate gente, meditate sul clima che si respira in italia.
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