lunedì 2 marzo 2009

resoconti della giornata del 28 febbraio, milano-bergamo

MILANO:Sabato 28 febbraio a Milano si è svolta una manifestazione indetta a favore degli spazi sociali dell’intera realtà nazionale. Dopo lo sgombero (illegale) del cox 18, luogo di cultura aperta e di socialità attiva, si è voluto ribadire la necessità di proteggere questi spazi dall’avanzare della speculazione edilizia e dalla cementificazione criminosa del territorio. Questi luoghi “aperti” sono il simbolo di una socialità che può cambiare il volto di una città grigia e spenta, una socialità che trapassa le barriere imposte dai potenti e dai mass media, una socialità multicolore e partecipata, allegra e spensierata ma con una forte identità dietro. I politicanti e gli speculatori di professione vogliono cancellare questo enorme “pericolo” di uno spazio vissuto e portato avanti veramente dal basso, che può colorare di solidarietà una città dedita solo al lavoro e all’individualismo. Per questo motivo 10.000 persone provenienti da tutta Italia sono scese nelle strade di Milano per far rivivere questo clima di gioia e socialità che ci vogliono togliere. Al contrario di quello che dicono i vari giornali e telegiornali e il vicesindaco del capoluogo visconteo R. De corato al corteo non vi hanno partecipato pericolosi teppisti e terroristi, ma tanta gente comune,padri/madri di famiglia coi bambini, avvocati, giornalisti,insegnanti,operai in cassa integrazione, ecc. La manifestazione ha sfilato per le vie della città compatta ed energica, scandendo slogan contro gli speculatori degli spazi e delle nostre vite, erigendo striscioni e cartelloni satirici e provocatori, insomma tutto tranne che violenza.
La tensione è salita quando si è saputo che a Bergamo la polizia aveva caricato brutalmente e a freddo persone inermi ed in più quasi 60 ragazzi erano in stato di fermo. A questo punto il corteo ha deciso di proseguire e non fermarsi in porta ticinese ( luogo previsto per l’arrivo), lanciando così un segnale alle forze dell’ordine per liberare le persone fermate. Non vi sono stati ne scontri ne violenze ma solo tanti slogan e tanta preoccupazione per quello che stava succedendo a Bergamo, in ogni caso dopo aver bloccato per un ora il centro della città la lieta notizia che tutti i fermati tranne 2 erano fuori.
La giornata di sabato ha dato una ferma risposta a chi dall’alto vuole imporre i propri affari sugli spazi e sulla vita di tutti i cittadini…gli spazi di socialità sono di tutti e tutti devono viverli.

BERGAMO:28 febbraio 2009.
Fascisti armati di caschi e spranghe vengono fatti circolare liberamente per le strade di bergamo in corteo non autorizzato al ritmo di slogan del ventennio e scortati dalle forze dell'ordine.
Antifascisti riunitisi per protestare contro questo atto ILLEGALE e ANTICOSTITUZIONALE vengono caricati selvaggiamente, picchiati portati in questura come criminali della peggior specie e denunciati per reati non commessi.

28 febbraio 2009, a bergamo deve tenersi l'apertura di una sede di forza nuova, partito di matrice chiaramente fascista guidato dall'ex terrorista nero Roberto Fiore (rifugiato per anni in Inghilterra perchè condannato per banda armata e associazione sovversiva). È per questa occasione che i forzanuovisti indicono una manifestazione nazionale per le strade della provincia orobica, manifestazione guidata proprio da Fiore stesso. Nella stessa data, per contrastare questi nostalgici del ventennio viene organizzato anche un corteo di risposta, antifascista, che si rifà ai veri valori della costituzione, quella costituzione secondo cui l'apologia al fascismo dovrebbe essere considerata reato. Il corteo si snoda per buona parte del pomeriggio in maniera pacifica ma determinata, con le forze dell'ordine che evitano il contatto con il corteo di forza nuova. Tutto procede per il meglio fino a quando le forze dell'ordine, dopo aver diviso in due il corteo, fanno partire una carica selvaggia e immotivata contro circa 150 persone. I mass-media descriveranno scene di guerriglia urbana, parleranno di bottiglie lanciate, vetrine infrante e una dozzina di poliziotti contusi e feriti. Nulla di più falso. La polizia carica i manifestanti senza preavviso e senza motivo, in maniera indiscriminata e violenta, picchiando chiunque capiti a tiro, nessuno oppone resistenza, chi riesce si salva come può correndo qua e la nei vicoli bergamaschi, chi non riesce viene fermato e portato in questura. In questo frangente la polizia italiana denota un comportamento degno da regime cileno: cacce all' uomo, pestaggi su persone inermi a terra, insulti e minacce di ogni genere, anfibi in faccia, botte ai fotografi e inseguimenti e pestaggi di chi cerca di filmare le scene più violente. Nulla li ferma, nessuno si oppone, sono tantissimi, rabbiosi, desiderosi di sfogare la loro violenza, hanno occhi arrossati dall' ira e, più probabilmente, dalla cocaina; prima delle manifestazioni è risaputo che molti di loro ne fanno uso per darsi coraggio.
Fanno sedere tutti a terra, chi non ci riesce per mancanza di spazio viene manganellato, persone a caso vengono prese dal gruppo più grosso dei fermati, portate più in la dove nessuno può vedere e picchiate. Scattano le manette ad alcuni, tutti i fermati portati in questura. Qui 5\6 ore che passano tra l'angoscia e le minacce e i cellulari spenti che impediscono di comunicare. Si spegne la luce, una carabiniere minaccia di stare veramente attenti quando fa buio...ha ragione, li dentro possono fare quello che vogliono. Il tempo scorre lentamente...Si parla di arresti, sale la tensione, arriva la notizia della solidarietà dal corteo di milano e da un presidio formatosi fuori dalla questura, questo infonde speranza e coraggio. Dentro ci son due persone con la testa aperta, medicati alla bell e meglio, si parla di rischio trauma cranico, i poliziotti se ne fregano, tocca agli altri fermati tenerli svegli e accertarsi continuamente delle loro condizioni, bianchi in volto e semisvenuti sulla dura griglia di ferro che dovrebbe fungere da brandina. Passa il tempo e alla fine il bilancio sarà di 57 denunce e 2 arresti. Le denunce vengono date completamente a caso, a persone che non han fatto nulla di cio che gli hanno attribuito, i 2 arresti vengono dati ai feriti più gravi, in questo modo si evita che fuori qualcuno possa vedere le loro misere condizioni, i loro volti picchiati e le ferite sulla testa, vengono portati in carcere.
Tutto questo avviene mentre al corteo di fascisti viene permesso di girare liberamente per le vie di bergamo, armati di tutto punto e sotto gli occhio complici dei corpi di polizia.
Dalla giornata del 28, parrebbe che essere fascisti è la normalità, essere antifascisti un reato per la “giustizia” italiana. In seguito i media criminalizzeranno solo il corteo di chi era in piazza per difendere la costituzione, una costituzione che dovrebbe avere caratteri apertamente antifascisti per cui tutti dovrebbero battersi.
Meditate gente, meditate sul clima che si respira in italia.

sabato 28 febbraio 2009

bella iniziativa per ricordare il grande maestro della poesia in musica, ciao faber

Busto Arsizio - Appuntamento da non perdere venerdì 6 marzo alle ore 21 con l'Orchestrina del Suonatore Jones e la proiezione del cortometraggio "Faber Nostro"
Una serata tributo nel segno di Fabrizio De Andrè al Fratello Sole


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Sarà un'occasione imperdibile per i fan del grande Fabrizio De André quella di venerdì prossimo 6 marzo alle ore 21 presso il Teatro Fratello Sole. Si esibirà l'orchestrina del Suonatore Jones, complesso che ripercorre negli 80 pezzi del suo repertorio la vicenda artistica di uno dei cantautori più amati, di cui in questo 2009 cade il decennale della morte prematura. Contestualmente al concerto sarà proiettato il cortometraggio "Faber Nostro" opera di Lino Pinna e Rossella Sabato liberamente scaricabile da Youtube (prima e seconda parte, e tanto di backstage). Non mancheranno brevi intermezzi di tipo teatrale-recitativo con gli attori del "corto". Il tutto per un biglietto d'ingresso da 8 euro e quasi tre ore di musica, immagini, suggestioni nel segno del cantautore genovese. Sarà importante, aggiungono gli organizzatori, presentarsi un po' prima dell'orario d'ingresso per lasciar affluire in buon ordine tutti.

Renato Franchi e Rossella Sabato hanno presentato la serata alla stampa presso il bar Duetto di piazza San Giovanni raccontando anche gli aneddoti che stanno alle spalle dell'incontro fra i filmmaker e la band. Un'unione salutata da gran pubblico negli spettacoli tenuti a gennaio a Como e a Legnano. L'Orchestrina del Suonatore Jones «da tempi non sospetti», osserva Renato Franchi, quando "Faber" era vivo, poetico e tagliente, ne porta avanti la lezione. Dopo la morte dell'artista, il valore della sua opera non ha fatto che innalzarsi, portandolo allo status di leggenda della canzone italiana.

L'Orchestrina del Suonatore Jones è di base a Rescaldina. E, racconta Franchi, proprio nella cittadina altomilanese, presso il teatro La Torre oggi chiuso, negli anni Ottanta-Novanta compariva con una certa frequenza Fabrizio De Andrè a provare i pezzi per i suoi tour. Occasioni irripetibili per chi c'era di fare conoscenza diretta di un vero "mostro sacro" della musica e della poesia. Personaggio a tutto tondo, di carne, sangue e whisky (parecchio whisky, dice Franchi). Aneddoti come flash: De André in prova che ferma l'orchestra e chiede umile un parere agli astanti, quasi intimiditi dal personaggio; o che si arrabbia moltissimo per una partita persa a boccette giocando insieme a Mauro Pagani, spalla e strumentista di fiducia. «Una grande umanità di libertario, la sua, che vogliamo ricordare».

Quanto al cortometraggio, ha alle spalle tutta una storia particolare. Nasce dall'incontro degli autori, marito e moglie, con Pietro Vanzulli, tradatese, "sosia" del giovane De Andrè. È stato girato, con lui quale unico "attore non professionista", a Villa Crosti di Tradate (direttrice della fotografia è Isabel Lima), raccogliendo consensi...e solenni stroncature, con accuse quasi di... "sacrilegio". Mette infatti in scena dei personaggi di alcune fra le più note canzoni: il suonatore Jones di Spoon River, Bocca di Rosa, Princesa, Tito. Una cartomante, con i tarocchi, ne riannoda i destini apparentemente separati rivelando il legame che li unisce.
lavoratori della Ahlstrom convocati con urgenza dalla proprietà


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Alla Ahlstrom qualcosa si muove. I venti lavoratori dello stabilimento di Gallarate che protestano contro la decisione della proprietà finlandese di chiudere i battenti della ditta, si sono visti recapitare un fax con la convocazione urgente per martedì 3 marzo alle 14 nella sede dell’Unione Industriali di Torino per discutere della procedura di mobilità. Un segnale di attenzione che i lavoratori, iscritti al sindacato autonomo AlCobas, aspettavano da tempo. Il presidio davanti ai cancelli della ditta prosegue: in cantiere ci sono altre azioni e manifestazioni, ma a questo punto si attenderanno i risultati dell’incontro con la multinazionale finlandese.

mercoledì 25 febbraio 2009

pm10 a livelli altissimi, complimenti!!!!

Vorremmo fare i nostri complimenti ai governanti locali per la gestione del traffico e dell'inquinamento atmosferico nell'area gallaratese,mentre loro parlano e sprecano soldi per costruire palazzi utili solo alle loro tasche NOI respiriamo questo schifo...grazie e ancora complimenti.------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Il problema dell’inquinamento atmosferico nell’area del Sempione, è oggettivamente grave. La soglia di Pm10 (polveri sottili) nell’aria è stata superata non solo per quanto riguarda il valore di riferimento (siamo mediamente a valori doppi, se non tripli rispetto ai 50 µg/m³ ammessi per legge), ma soprattutto per il numero di giorni di superamento ammessi. Legambiente Gallarate e Busto Arsizio denunciano questa situazione che anche a livello regionale è stata sollevata dall’associazione ambientalista: «La legge prevede che i limiti non possono essere superati per oltre 35 giorni/anno, riferiti all’anno solare, anche se l’inquinamento si concentra nei mesi che precedono e che seguono capodanno - si legge in una nota di Legambiente -. La situazione riferita agli ultimi anni è la seguente: nel 2008 la soglia è stata superata per oltre 100 giorni, sia a Busto che a Gallarate; nel 2007 la soglia è stata superata per 122 giorni a Busto e 125 giorni a Gallarate; nel 2006 la soglia è stata superata per 113 giorni a Busto e 130 giorni a Gallarate. Anche per quel che riguarda il superamento del limite dei giorni di inquinamento dei giorni ci si aggira mediamente al triplo rispetto ai giorni ammessi. Per il 2009 il superamento si è già avuto per giorni 27 giorni a Busto e 29 a Gallarate, (dati a tutto il 23 febbraio, vale a dire su 54 giorni di calendario). Per quanto riguarda le concentrazioni i valori di superamento si mantengono similari a quelli degli anni precedenti: anzi in data 18 gennaio e 23 febbraio si è toccato il limite massimo finora registrato di 199 µg/m³ (176 µg/m³ a Busto Arsizio). Le due centraline, registrano entrambe livelli di superamento fuori norma.Forniscono dati leggermente diversi poiché quella bustese, collocata presso l’Accam (zona di periferia) rileva e misura l’esposizione di fondo dell’aria ed è poco influenzata dal traffico, mentre quella gallaratese collocata in piazza San Lorenzo (centro cittadino) risente maggiormente della presenza degli autoveicoli».

i dati del viminale sulla violenza e sugli stupri,molto diversi da quelli forniti dai mass media

Il fattore sicurezza lo portano avanti i mass media guidati dai governanti, la vera sicurezza si fa scendendo in strada e vivendo la propria città,si fa avendo fiducia e essendo solidale tra concittadini,non avendo paura e rinchiudendosi in casa dando le colpe ad altri.
-------------------------------------------------------------------------------------autore:
Alessandro Bongarzone
Ogni 10 casi di violenza alle donne, in quasi 7 gli autori sono maschi italiani, seguiti - in questa particolarissima classifica degli orrori -da romeni (7,8%) e marocchini (6,3%). È quanto emerge dai dati forniti dal Viminale e resi noti oggi, durante un convegno sul tema delle violenza sulle donne, dalla capo di gabinetto del ministero delle Pari Opportunità, Simonetta Matone.

Ma non è tutto, dai dati che l'ex magistrato del Tribunale dei minori di Roma illustra durante il convegno, organizzato dal gruppo di associazioni “Tandem generation”, apprendiamo che nel 2008 i casi di violenza sessuale, perpetrati - nell'84% dei casi - ai danni delle donne, si sono ridotti dell'8,4% passando dai 5.062 casi del 2007 ai 4.637 dello scorso anno.
In flessione anche le violenze di gruppo, ridotte di quasi il 25% (24,6 per la precisione) e le violenze sessuali non aggravate che sono scese del 7,4% rispetto ad un aumento del 6,8% registrato nel 2007. L'ultimo dato nazionale fornito dalla Matone si riferisce, infine, al triennio 2006-2008 e riferisce di una diminuzione complessiva del 16%.
Il dato disaggregato, riferito ad alcune città - Roma, Milano, Bologna - si discosta poco dalla media nazionale rispetto al numero complessivo di atti di violenza. Diversa, invece, la colorazione dei balordi autori delle violenze: la percentuale degli italiani passa dal 48 di Roma, al 41 di Milano e al 47 di Bologna mentre, la percentuale di romeni diventa del 28 a Roma, dell'11 a Milano e 10 a Bologna.

Insomma, premesso che stiamo parlando di 4.637 persone che, nel 2008, sono rimaste vittime di violenza e non di gitanti al mare; premesso, ancora, che stiamo parlando di fatti di una gravità inaudita, perché messi in atto su persone inermi e, quasi sempre, indifese; non ci pare peregrino segnalare, però, che la fotografia scattata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza presso il ministero dell'interno, rivela una situazione molto diversa da quella che certa stampa sta tentando di accreditare presso l'opinione pubblica per motivi, a questo punto, palesemente diversi dalla semplice denuncia o dal diritto di cronaca. Forse inconfessabili ma, senza dubbio, ispiratori delle scelte autoritarie a antiliberali del governo.

Eppure, i dati forniti - quest'oggi - dalla Simonetta Matone, nonostante l'ottimismo che sembrano instillare, per noi sono tutt'altro che confortanti soprattutto se letti alla luce delle denunce che, in questi mesi (per non dire anni) le associazioni delle donne hanno fatto circa le ipotetiche riduzioni dei casi denunciati. Riduzione dei casi denunciati, appunto, che è cosa ben diversa dai casi perpetrati. Infatti, alle associazioni di autodifesa e di assistenza alle donne vittime di violenza, poco importa sapere se lo stupratore sia bianco o colorato; italiano o marocchino; ben vestito e di buona famiglia o povero cristo. Per loro lo stupratore è un balordo e basta. Anzi, per dirla con Angela Kustermann, una delle più famose ginecologhe italiane e dal '96, responsabile del Soccorso Violenza Sessuale al Policlinico Mangiagalli, “uomini violenti da recuperare”.

In un'intervista a “L'Espresso”, infatti, la Kustermann analizza, dal suo osservatorio di oltre 5.000 donne assistite in 16 anni, la situazione attuale e fornisce una chiave di lettura diversa dalla vulgata ma, comune a tutte le altre realtà di difesa delle donne.
Che il 2009 sia l'anno dell'emergenza, dice la Kustermann: “è una falsità, da tre anni i dati sono praticamente invariati. Quel che è cambiata è l'attenzione dei media. In questo momento molti cronisti sono sguinzagliati nelle questure alla ricerca di casi clamorosi, che riempiono i telegiornali e le prime pagine. Ma purtroppo le storie che raccontano noi le conosciamo bene. Le abbiamo affrontate ogni giorno, anche quando non ne parlava nessuno".
Per la ginecologa del Mangiagalli non sono in aumento neanche gli stupri in strada semplicemente fanno più rumore. La verità è che, nella realtà quotidiana, a strappare con la forza il rapporto sessuale sono più spesso persone già note, conoscenti anche occasionali, ex partner, datori di lavoro. “Ma in questi casi - dice la Kustermann - le denunce sono piuttosto rare. È molto più probabile che le vittime, piuttosto che andare in questura, vengano da noi perché stanno male ed hanno bisogno di aiuto. Una donna su tre non confida a nessuno, neanche all'amica più cara, quello che ha subito”.
Insomma, secondo Angela Kustermann, le cronache, ma anche i dati delle denunce, darebbero un'immagine poco realistica perché ”gli unici dati certi vengono dalle denunce. Ma sappiamo che solo l'8% delle donne decide di affrontare un processo obiettivamente umiliante e difficile”.
“Nello stupro di strada la vittima - prosegue la responsabile del Soccorso Violenza Sessuale del policlinico di Milano - ha lesioni anche gravi e persone che possono testimoniare. Ma nelle violenze inflitte da persone conosciute è ben diverso. In tribunale ci sarà solo la parola della donna contro quella dell'aggressore, che dirà immancabilmente: “Ma lei ci stava!”. Anche i segni della violenza possono essere poco evidenti, piccoli lividi sulle cosce, piccole lesioni interne. In un caso su cinque non ci sono affatto perché le donne si ribellano raramente. Hanno paura, conoscono il rischio di essere uccise. Mentre gli stupratori sanno che difficilmente verranno denunciati".

È, dunque, da questa situazione e da questi dati, illustrati da una che, purtroppo per le vittime, “se ne intende” che sarebbe dovuta partire la risposta d'un governo serio e non dalle denunce di giornalisti codini e, spesso, partigiani - prevenuti - dell'ordine e della disciplina.
Dalla constatazione che è in atto una vera e propria guerra contro le donne, vittime di una vulgata che vuole il corpo della donna spogliato pubblicamente e violato in privato come manifestazione di potere; da qui e non dalle ronde che, troppo spesso, rischiano di aumentare la paura delle stesse vittime; dai telefoni satellitari alle donne che lavorano di notte e non dal gratuito patrocinio alle vittime anche alle vittime. Ma, soprattutto, dal recupero del concetto di legalità che si fonda, non solo sulla certezza della pena ma, ancor di più, dalla celerità dei giudizi che, al contrario, sono stati ingessati e allungati nei tempi per rispondere alle necessità di qualche impunito e impunibile.

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ieri assemblea alla ahlstrom,lavoratori solidali e uniti contro la crisi anche a gallarate

I lavoratori dello stabilimento di Gallarate della multinazionale finlandese Ahlstrom proseguono la protesta. Dopo l’incontro svolto nella mattinata con il vicesindaco Paolo Caravati, i rappresentanti sindacali dell’AlCobas hanno organizzato un’assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento di via XXIV Maggio. Legna nei cassoni e caffè in abbondanza per scaldarsi, bibite più o meno alcoliche per tenere su il morale dei venti lavoratori che la proprietà dell’industria, specializzata nella realizzazione di tessuto non tessuto, ha deciso di lasciare a casa chiudendo la sede gallaratese. Alla Ahlstrom sono arrivati lavoratori di altre aziende in crisi della provincia, ma non solo: dalla Cf Italia di Gallarate (cassa integrazione a zero ore e ritardi nei pagamenti), dall’Iselfa di Solbiate Arno (su 92 dipendenti 38 sono in cassa integrazione e altri 15/20 “costretti” alle ferie), da Sea Handling, dalla Framag di Canegrate (150 persone in cassa integrazione e 92 esuberi), dalla confinante Orlandi Spa (cassa integrazione a rotazione), dalla cooperativa Ritz Service che lavora per Alha a Malpensa (90 lavoratori per la maggior parte stranieri in cassa integrazione senza stipendio da sei mesi), dall’Alfa di Arese, dalla cooperativa Settelaghi che gestisce la pulizia nelle scuole superiori di Varese (le lavoratrici lamentano ritardi nei pagamenti degli stipendi). Anche i lavoratori dell’Ahlstrom di Cressa (Novara) hanno deciso di iniziare un presidio. Le realtà in crisi in provincia sono tante, quello dell’Ahlstrom di Gallarate è solo uno spaccato di una situazione che secondo Antonio Ferrari di AlCobas rischia di esplodere: «Organizzeremo altre manifestazioni e iniziative – spiega -. La situazione non è più tollerabile. Facciamo appello a tutte le istituzioni, al presidente della Provincia Dario Galli in primis, perché sia convocato un tavolo». Tra i dipendenti di Gallarate c’è chi è impiegato in via XXIV Maggio da 18 anni, altri da trenta: una vita attraversata dal passaggio (per molti versi traumatico) dalla Orlandi alla Alhstrom. Ora tutti si trovano di fronte all’ipotesi di una chiusura completa, con poche speranze di ricollocazione visto il clima di crisi diffusa. La linea (pagata dai finlandesi 60 milioni euro pochi anni fa) intanto è ferma: i lavoratori calcolano che da spenta la macchina che produce il richiestissimo tessuto non tessuto utilizzato in ambito medico e farmaceutico costa 1000 euro all’ora e per spostarla l’azienda dovrebbe spendere almeno 3 milioni di euro. Qualcuno per ammazzare il tempo gioca a carte, mentre per addolcire il clima la moglie di uno dei lavoratori che protestano ha cucinato una torta al cioccolato con la scritta “Uniti nella lotta”, mangiata dopo la spaghettata di mezzogiorno: «Siamo pronti a presidiare anche di notte se serve – spiega Massimo Sinatra della Rsu -. Non chiediamo la luna, vogliamo solo capire e lavorare. E non permetteremo che portino via la macchina lasciandoci senza speranze».

perchè il comune oltre a sistemare palazzo minoletti non sistema tutte le strutture abbandonate?

Il Comune ha acquistato Palazzo Minoletti


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Palazzo Minoletti è del Comune di Gallarate. La lunga trattativa per l’acquisizione dell’ex Casa del Fascio di piazza Garibaldi si è conclusa nella mattinata di oggi, martedì 24 febbraio, con la firma a Milano dell’atto di acquisto per 1,7 milioni di euro (la valutazione della società privata che ne deteneva la proprietà si aggirava intorno ai 2,4 milioni). A questo punto, una volta definito il progetto definitivo che farà di Palazzo Minoletti la sede della nuova biblioteca civica di Gallarate, sarà dato vita all’appalto per gli interventi sull’immobile. Soddisfatto il primo cittadino Nicola Mucci: «Abbiamo raggiunto un altro importante obiettivo in campo culturale – spiega -. Faremo di Palazzo Minoletti una nuova biblioteca improntata al futuro, che darà spazio ai giovani. Un polo di eccellenza che si va a sommare ai teatri e alla Gam. Vogliamo finire e consegnare alla città l’opera finita entro la fine del mio mandato. Senza dubbio è un altro tassello importante in un campo di rilievo come quello culturale». La vecchia sede della biblioteca civica in piazza San Lorenzo dovrebbe diventare la nuova casa del comando cittadino della Guardia di Finanza.


Vorremmo far notare a chi legge che il comune ha fatto benissimo a comprare e ristrutturare palazzo Minoletti, questa è la prova che il municipio lì possiede i fondi per aquistare vecchie strutture in degrado e rimetterle in sesto, proprio come noi del comitato abbiamo sempre consigliato di fare. A questo punto sorge una domanda..perchè allora a Gallarate ci sono tante case in disuso lasciate lì a marcire e si continua a costruire in continuazione? forse perchè la montagna di soldi proveniente dall'edilizia fa comodo a pochi? o magari perchè a Gallarate la "cultura" si può avere solo in pieno centro mentre nelle periferie è meglio che ci sia solo degrado?