lunedì 30 marzo 2009

Napoli - Studenti, squadristi e uno sparo della polizia


Comunicato sul presidio del 26/03/09, sui neofascisti e sullo sparo della polizia

Oggi 26 marzo 2009 si è svolta la giornata antifascista convocata ed organizzata dagli studenti napoletani e altre realtà di movimento.
Fin dal mattino abbiamo organizzato mostre, volantinaggi e interruzioni dei corsi per denunciare il tentativo da parte di organizzazioni neofasciste di infiltrarsi e prendere spazio e agibilità politica nelle nostre facoltà. La forte partecipazione alle mobilitazioni di questi giorni e al presidio di stamattina ha permesso di tenere lontano la feccia neofascista che anche in questa occasione si è presentata armata con l'intento di impedire lo svolgimento delle iniziative in programma nella giornata. Infatti l'episodio di oggi è solo l'ultima di una serie di azioni di lotta.
La prima di queste ha avuto luogo mercoledì 18 marzo, quando i neofascisti di Blocco Studentesco (organizzazione neofascista legata a Casapound) armati di coltelli e spranghe, mentre volantinavano per l'iniziativa (autorizzata dal preside di Giurisprudenza) che si sarebbe dovuta tenere il 26 marzo, hanno tentato di impedire l'ingresso degli studenti nella facoltà di giurisprudenza.
Il giorno seguente, nello stesso luogo, si è tenuto un presidio durante il quale attraverso un volantinaggio sono stati denunciati i fatti del giorno precedente.
Il 24 marzo si è tenuta un'assemblea antifascista alla quale hanno partecipato centinaia di studenti e varie realtà di movimento.
Grazie a tutte queste pressioni, l'autorizzazione è stata revocata, ma abbiamo sentito comunque l'esigenza di rimarcare ,attraverso la giornata di oggi, come l'antifascismo fa e farà sempre parte della nostra lotta contro le politiche repressive di questo e qualsiasi governo.
La giornata si è conclusa con un corteo, partito da Via Marina, fino a palazzo Giusso dove si è tenuta un'assemblea.
In concomitanza con il nostro presidio, ad Acerra si svolgeva la protesta contro l'apertura dell'inceneritore e molti degli studenti che erano lì presenti stavano tornando verso l'Università, mentre altri universitari, preoccupati, gli andavano incontro. Nella stazione di piazza Garibaldi hanno avuto la brutta sorpresa di incontrare di nuovo gruppi di squadristi armati di cinte. Probabilmente non erano napoletani o avevano saputo in piazza che stavano tornando studenti col treno. Ci sono stati perciò momenti di tensione. Ma la cosa più grave è successa fuori la stazione. Lì infatti è arrivata una macchina della polizia. Era una situazione in cui non stava accadendo niente, c'erano solo studenti del movimento fuori la stazione. I poliziotti sono scesi dalla macchina e hanno immediatamente esploso un colpo di pistola (e non con il braccio teso in alto)!! E' stato un gesto inquietante, immotivato, irresponsabile e pericoloso. Sul fatto che non ci fosse nessun presupposto per quel gesto in quel momento ci sono decine di testimonianze di studenti e studentesse che erano lì e di cittadini che erano nella piazza. A questo gesto sono seguiti naturalmente nuovi momenti di tensione. Ma non è affatto vero, come già leggiamo su una serie di siti, che lo sparo sia stato conseguenza di un'aggressione alla volante o di una rissa in corso in quel momento! Ripetiamo, ci sono decine di testimoni oculari. Questo episodio è ulteriore riprova del clima di repressione che viviamo quotidianamente.

Antifasciste e antifascisti di Napoli

sabato 28 marzo 2009

QUESTA NON è SICUREZZA, è SOLO UN IMPRESSIONE,IL GRENDE FRATELLO CI SPIA OVUNQUE

Gli occhi elettronici vegliano sui punti sensibili del territorio comunale: sono entrate in funzione da ieri le telecamere del Progetto Sicurezza insieme alla nuova centrale operativa messa a punto nella sede del Comando di polizia locale.
Il sistema di videosorveglianza del territorio di Cardano al Campo è stato inaugurato ieri nella sede del Comando di polizia locale di via Torre alla presenza del sindaco Mario Anastasio Aspesi (nella foto, in piedi), dell’assessore alla sicurezza Giorgio Bodio e del comandante del consorzio intercomunale di polizia locale di Cardano al Campo e Arsago Seprio Giuseppe Picone.
La dotazione messa in campo dal Comando è di ultima generazione: sono state installate videocamere ad altissima risoluzione, che consentono chiaramente il riconoscimento delle targhe delle automobili e dei volti delle persone. In questa prima fase sono state installate:
- tre videocamere pivottanti (rotanti a 360 gradi con un “tour” che dura circa mezzo minuto): una in piazza Mazzini, con vista sul Municipio e sulla Chiesa di Sant’Anastasio, un’altra in piazza Ghiringhelli, infine un’altra in piazza Carù (puntata sulla zona pedonale, su via Garibaldi e su via XX Settembre);
- tre videocamere fisse (all’ingresso del parco Usuelli, al campo sportivo e alla discarica comunale);
- una videocamera mobile che può essere piazzata dove se ne avvertisse l’esigenza.
Le videocamere sono collegate via wireless con la sala operativa comunale messa a punto all’interno del Comando di polizia locale di via Torre, in una posizione strategica, tale da essere costantemente visionabile dagli agenti che prestano servizio nel Comando. La centrale operativa è dotata di un maxi-schermo per la visualizzazione in contemporanea delle immagini provenienti dalle otto telecamere e di un sistema cartografico GPS integrato con i localizzatori degli apparecchi radio delle pattuglie in servizio, in modo tale da poter visualizzare immediatamente quale è più vicina al punto dove è stato segnalata una situazione a rischio.
D’altra parte la funzionalità “h24” del sistema è già garantita: il Comando di polizia locale ha infatti stipulato un accordo con un istituto di vigilanza notturna della zona per il controllo del sistema di videosorveglianza nelle ore notturne in cui non ci sono agenti di polizia locale in servizio. Nei prossimi giorni verrà implementato un collegamento diretto con la centrale operativa dell’istituto di vigilanza notturna, dove verranno trasmesse le immagini delle telecamere di videosorveglianza del territorio cardanese per il controllo “h24” da parte del personale dell’istituto, che potrà chiamare le forze dell’ordine nel momento in cui ne fosse segnalata la necessità attraverso la visualizzazione delle telecamere.
Cardanesi più al sicuro, grazie all’installazione delle videocamere, ufficialmente entrate in funzione dopo le dovute sperimentazioni e la posa dei cartelli come richiesto dalla legge. «Servono per venire incontro alle lamentele più ricorrenti dei cittadini – spiega il sindaco Mario Aspesi – . E’ importante che siano ostentate, chiaramente visibili, dato che la loro funzione è anche di deterrenza».
Le videocamere non erano ancora in funzione ma hanno già dimostrato di funzionare: nel corso della fase di sperimentazione gli agenti del Comando di polizia locale hanno potuto testare la qualità dell’investimento fatto dall’amministrazione comunale non solo con le simulazioni predisposte dal Comando ma anche con un caso reale, in seguito alla segnalazione di una signora a cui era stato rotto il vetro dell’automobile.
In campo un investimento complessivo da 81mila euro: «33mila euro – puntualizza l’assessore Giorgio Bodio – sono stati erogati dalla Regione nell’ambito del Progetto Sicurezza 2008 realizzato insieme al Comune di Arsago Seprio, altri 30mila euro sono stati stanziati direttamente dai cittadini cardanesi nell’ambito del bilancio partecipativo 2007».
L’assessorato alla sicurezza e il Comando di polizia locale non si sono però seduti sugli allori dopo l’implementazione delle otto telecamere e della centrale operativa, anzi. È già pronto il Progetto Sicurezza 2009 che verrà presentato alla Regione Lombardia per concorrere ai finanziamenti annuali messi a disposizione degli enti locali:.

giovedì 26 marzo 2009

2 ARTICOLI: LA CRISI IMPERVERSA L'ITALIA GLI RISPONDE CON I CACCIABOMBARDIERI..CHE VANNO IN PEZZI

La crisi c'è(già che l'hanno ammesso è un buon passo avanti) ora il problema è il come risolverla.Mentre gli USA e gli altri stati europei cercano di attivarsi e trovare nuovi posti di lavoro sviluppando l'ecologia e trovando altre forme d'economia più compatibile con l'ambiente,qui in Italia la crisi si risolve costruendo più case e "grandi opere",dando soldi ai manager e alle banche ed ora anche costruendo aerei militari.Conclusioni=mentre il resto del mondo cerca d'andare avanti noi ruzzoliamo indietro di almeno un secolo grazie alla nostre "insostituibile" classe dirigente.---------------------------------------------------------------------------------------


I nuovi caccia F-35 costeranno 13 miliardi.
Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro.
Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina.
Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'.

Per le missioni all'estero.
Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la difesa" del nostro Paese.
In realtà, per la 'difesa' propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104.
Pur definendo il programma come "destinato alla difesa nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area".

Un affare per Finmeccanica.
I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Prodi).
Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo stabilimento piemontese di Cameri (Novara) è già stato attrezzato per diventare l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per altri trentacinque anni circa.

Un riarmo contro la crisi.
Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil.
Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali.
Di certo - questo il documento di La Russa non lo dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni parlamentari decidere nelle prossime settimane.

--------------------------------------------------------------------------------------Il pilota dell'F-16 Usa ha dovuto sganciare i contenitori
di carburante per non perdere il controllo dell'aereo

PORDENONE (25 marzo) - Il serbatoio piovuto dal cielo, peso circa mezza tonnellata, è rotolato per circa trecento metri fermandosi davanti ad alcune case.

Il tutto sotto gli occhi terrorizzati di una bambina che stava giocando in giardino.

Si è rischiato veramente grosso ieri pomeriggio quando un caccia Usa F-16 in difficoltà ha sganciato i due serbatoi di carburante che sono piombati in via Puia a Tamai di Brugnera.

Uno ha sfondato il tetto di un fienile adibito a magazzino, danneggiando un'auto. L'altro è rotolato tra le case.

I serbatoi, dotati di robuste protezioni, fortunatamente hanno retto l’urto e non si sono incendiati.

A Tamai hanno sono intervenuti i vigili del fuocoa e i carabinieri che si occuperanno di ricostruire l’accaduto, contattare quanti hanno subito danni, recuperare e restituire i serbatoi ai responsabili della Base Usaf di Aviano.

Per ora è un mistero la causa dell'avaria che ha costretto il pilota alla manovra d’emergenza.

Una scelta disperata che è stata fatta per scongiurare guai peggiori.

Il pilota ha infatti sganciato i serbatoi perché, altrimenti, avrebbe rischiato di perdere il controllo dell’aereo, precipitando sui centri abitati della zona.

Nella sostanza, tra due eventi gravi, ha scelto quello che avrebbe rischiato di causare il male minore.

lunedì 23 marzo 2009

IL DIVIETO DI MANIFESTAZIONE NON INTIMORISCE NESSUNO!

A Bologna, nonostante il divieto di manifestazione, per quanto assurdo possa sembrare, sono scese in piazza 1000 persone. Questo divieto, oltre che dalla prefettura, è stato firmato dai sindacati confederali CGIL, CISL, e UIL. Sembra irreale, poichè la funzione dei sindacati dovrebbe essere quella di difendere i lavoratori, ma in questi giorni hanno firmato decreti repressivi contro di essi.
riportiamo qui sotto il resoconto pubblicato da infoaut:

"L'ordinanza del 18 febbraio, che vieta le manifestazioni dalle 14 del sabato fino a tutta la domenica, applicata sperimentalmente fino al 30 settembre, ieri è stata infranta da mille persone. Dimostrando tutta la sua assurdità e sostanza liberticida di altri tempi.

L'iniziativa lanciata da 100 lavoratori e lavoratrici, dai sindacati di base RdB e Cobas, dai centri sociali della città di Bologna Laboratorio Crash!, Vag61 e Xm24 e da altre individualità ha portato in piazza Nettuno prima ed in corteo dopo circa 1000 persone.

Il Presidio inizia in Piazza Nettuno alle 15,30 con circa 300 persone fra studenti lavoratori e lavoratrici e semplici solidali. Decine di poliziotti e carabinieri delimitavano i punti di accesso alla piazza.
Dalla piccola amplificazione venivano spiegati i motivi dell'iniziativa che vedono via Indipendenza, Ugo Bassi, Rizzoli, e Piazza Maggiore off limits ad ogni manifestazione politica.

Dopo circa un ora veniva comunicata agli organizzatori l'ordine di liberare la piazza. Ma le presenze continuavano a salire e la reale volontà era quella di andare a manifestare fin sotto la Prefettura che si trova a poche centinaia di metri dal presidio.
Alcuni lavoratori seguiti da tutta la piazza provano ad uscire ma tutti i punti di accesso sono bloccati da polizia e carabinieri con i loro rispettivi automezzi parcheggiati a mo di recinsione. Più volte si vede un fronteggiamento ma non c'è ancora la volontà di forzare. Intanto le presenze aumentano, arrivano artisti e musicisti di strada, e di fatto risulta quasi impossibile per le forze dell'ordine confinare e delimitare il presidio.

Alle 17,15 circa in molti, al coro di "corteo corteo", provano nuovamente ad uscire e forzare il cordone della polizia. In quel momento però giungono altri manifestanti che immediatamente dietro alla Polizia aprono uno striscione con su scritto "Libertà di Lotta" e bloccano il traffico in via Rizzoli. L'angolo fra via Indipendenza, Ugo Bassi e via Rizzoli è bloccato. Piazza Nettuno stracolma. Il divieto a questo punto risulta infranto nel modo più forte possibile. Diventando agli occhi di tutti tanto imbarazzante quanto liberticida.
Comunque non manca certo il tempo per alzare qualche manganello, nel folle tentativo di bloccare l'imbloccabile. Qualche manganello che non ha intimorito per niente i manifestanti che di fatto non si sono mossi di un metro.

Non più piazza Roosvelt dove si trova la Prefettura, ma piazza Verdi in zona universitaria. Dopo essere riusciti a superare tutte le barriere e cordoni della Polizia alle 17,45 i circa mille manifestanti si dirigono in corteo in Piazza Verdi.

Una grande giornata di lotta per riprendersi la piazza e rompere questo divieto infame, che in questo periodo di crisi cerca di tappare la bocca a quanti, lavoratori e studenti, continuano a dire "Noi la crisi non la paghiamo".

venerdì 20 marzo 2009

PRESIDIO IN MALPENSA: tutti i lavoratori licenziati ingiustamente non si arrendono e continuano la protesta

Nuova protesta dei lavoratori licenziati dalla cooperativa ServiGest a Malpensa. In ventitrè, iscritti a Sdl, Cobas e Cub, per la maggior parte stranieri, sono stati lasciati a casa lo scorso 30 novembre dalla cooperativa che lavora in appalto per la Lsg SkyChefs, società leader nel comparto catering. La motivazione del licenziamento è stata spiegata con il passaggio dalla cooperativa “Archimede Logistica e packaging” alla ServiGest: non una novità dato che prima a gestire una parte del servizio c’era la Cis, poi la Archimede e infine la ServiGest, tutte cooperative riconducibili alla stessa proprietà, che ogni due/tre anni cambia nome e ragione sociale e lascia a casa parte dei dipendenti non ottemperando al pagamento di contributi e Tfr. Un problema vecchio e mai risolto a Malpensa, quello del ricorso all’affidamento in appalto a cooperative di servizi che si muovono in maniera più che disinvolta tra le pieghe delle normative che regolano i rapporti di lavoro. Inoltre chi è stato licenziato, come spesso accade nel grigio mondo delle cooperative di servizi che operano nello scalo varesino, era assunto come “socio lavoratore”: a molti dei cittadini stranieri provenienti da mezzo mondo non sono state pagate le spettanze del Tfr, né i contributi pagati, né è stata restituita la quota sociale pagata all’inizio del rapporto di lavoro (circa 1000 euro a testa). Dopo la protesta dello scorso 18 febbraio, i lavoratori e i rappresentanti dei sindacati si sono ritrovati questa mattina, 20 marzo, davanti alla sede della Lsg SkyChef al terminal 2, ritenuta responsabile a pieno titolo della situazione. I sindacati chiedono che tutti i dipendenti licenziati siano reintegrati sul posto di lavoro, il pagamento delle mensilità arretrate, il pagamento del Tfr e il diritto riconosciuto di organizzarsi con il sindacato. Da novembre però, nonostante due manifestazioni di protesta, non è cambiato nulla.

martedì 17 marzo 2009

GIGI BOSSI TORNA A LAVORARE IN COMUNE

La giunta ha deciso: Gigi Bossi può tornare a lavorare in Comune. La seduta odierna dell’esecutivo di Gallarate ha deliberato all’unanimità il ritorno al lavoro dell’ex capo del settore Urbanistico della città dei due galli: non sarà più il responsabile del settore programmazione territoriale, ma coordinerà l’ufficio tecnico del traffico, quello del piano orari e quello della certificazione dell’agibilità degli alloggi. Una decisione meditata quella dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicola Mucci nei confronti dell’ex capo dell’Urbanistica, accusato con la compagna Federica Motta e con l’architetto Riccardo Papa di aver pilotato l’approvazione di numerose pratiche urbanistiche gallaratesi (l’accusa è concussione in concorso). Le strade previste dalla legge e derivanti dal contratto collettivo nazionale dei dirigenti pubblici erano tre: il licenziamento in tronco, il mantenimento nel ruolo precedentemente occupato con lo stipendio decurtato del 50 per cento o lo spostamento ad altra mansione. È stata fatta una valutazione economicamente conveniente per l’ente pubblico: in caso di licenziamento e successiva assoluzione in giudizio del dirigente avrebbe significato un costo ingente per il Comune, costretto al risarcimento dei mancati introiti pregressi e relativi danni subiti del dipendente comunale; se invece fosse stata fatta la scelta di mantenerlo al suo posto con metà stipendio invece avrebbe potuto voler dire avere un lavoratore non motivato in un ruolo chiave della macchina comunale. Spostandolo l’amministrazione in sostanza si tutela da possibili ricorsi futuri, in attesa che la giustizia compia il suo iter. Non bisogna dimenticare infatti che il Comune di Gallarate si è costituito parte civile nel processo che vede imputati Bossi, Papa e la Motta. Il processo è appena cominciato e le prossime udienze si terranno il prossimo settembre: dopo due mesi di carcere Bossi e la Motta sono stati prima messi agli arresti domiciliari, poi liberati con l’obbligo di dimora nelle rispettive abitazioni. L’ex capo dell’ufficio urbanistico di Gallarate era stato arrestato in maggio nel quadro dell’inchiesta “Lo.li.ta”: al suo posto è subentrata Marta Cundari, proveniente da Samarate. Da domani mattina (martedì 17 marzo) Bossi dunque tornerà al lavoro: dalla sua scrivania aspetterà che il processo contro di lui faccia il suo corso. Il primo cittadino Nicola Mucci si augura che «regga il clima di massima collaborazione negli uffici comunali».

L'edilizia dei dinosauri in Italia

Mentre Paesi come la Germania, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, per rilanciare l’economia, puntano sull’efficienza energetica, sulle energie rinnovabili e quindi sulla creazione di nuovi posti di lavoro, i dinosauri della politica italiana propongono ponti inutili in zone sismiche e abusivismi edilizi autorizzati. Il problema è che non si possono più proporre le soluzioni che erano valide (forse) un secolo fa per far fronte ai problemi di oggi.

Mentre migliaia di cittadini italiani e centinaia di associazioni e movimenti sottoscrivono e si uniscono a campagne come quella dello “Stop al consumo di territorio”, con la quale si chiede a gran voce l’indispensabile arresto dell’urbanizzazione e della cementificazione del nostro Paese, l’instancabile governo Berlusconi ha partorito un’altra delle sue idee.

Per rilanciare l’esanime economia italiana, infatti, il nostro esecutivo ha pensato bene di proporre "un piano straordinario per l’edilizia con effetti eccezionali sulla casa" che consiste in una liberalizzazione spinta delle norme per costruire, con un sostanzioso aumento delle cubature di tutto il patrimonio edilizio esistente "in deroga ai regolamenti e ai piani regolatori".

Si potranno aumentare del 20% le cubature di tutti gli edifici residenziali esistenti e della stessa quantità le aree coperte dagli edifici ad altra destinazione. Si potranno demolire e ricostruire, con il 30% in più, gli edifici costruiti prima del 1989. Tutto questo in deroga ai piani regolatori e ai pareri degli uffici: basta la certificazione di un tecnico.

Insomma, mentre Paesi come la Germania e gli Stati Uniti puntano sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili per rilanciare l’economia, mentre Gordon Brown afferma che "ridurre le emissioni è un'opportunità economica che la Gran Bretagna non si lascerà sfuggire", puntando a fare del paese uno dei principali poli mondiali della green economy e soprattutto prevedendo di creare in questo modo 400 mila posti di lavoro, i dinosauri della politica italiana propongono ponti inutili in zone sismiche e abusivismi edilizi autorizzati.
Abbiamo capito da tempo che l’Italia è una Repubblica (quasi) democratica fondata sulla speculazione, ma sarebbero queste le proposte per uscire dalla crisi? Far aggiungere ai pochi che possono farlo in questo momento un pezzo alla loro casa (senza considerare i problemi a livello paesaggistico e/o di convivenza coi vicini che ciò comporterebbe) è un valido modo per rilanciare un’economia nazionale? E c’è davvero così tanta gente che si può permettere una villa da poter ampliare a proprio piacimento?

Invece di creare nuova occupazione ad esempio facendo ristrutturare e coibentare gli edifici, sostituendone magari porte e finestre in modo da renderli più efficienti a livello energetico, si propone di costruire una stanza o un bagno in più! Invece di rilanciare (temporaneamente) l’occupazione del sud sistemando le disastrate autostrade meridionali, si vuole costruire l’ennesima cattedrale nel deserto (il ponte sullo stretto). Invece di valorizzare le spesso imbarazzanti linee ferroviarie nazionali, si impone la costruzione di nuove tratte per l’Altà Velocità, in modo da arrivare a Bologna da Milano in un’ora invece che un’ora e mezza.

Una politica da dinosauri, perché propone ancora le stesse ridicole “soluzioni” alla crisi economica che venivano proposte cento anni fa. Nuove costruzioni, nuove infrastrutture, rilancio dell’industria automobilistica. Come se nessuno si fosse accorto che di macchine ne abbiamo più che a sufficienza, che siamo totalmente immersi fra strade e cemento e, soprattutto, come se non fosse ancora chiaro che la società dei consumi ha fallito miseramente nel suo intento di migliorare la qualità della vita delle persone. Perché sempre di consumo si tratta.

Per uscire dalla famigerata crisi, il signor Berlusconi ha solo una proposta, quella di consumare; che siano merci inutili o il nostro stesso territorio poco importa, l’importante è consumare. Consumare il più possibile e sempre più in fretta!
La speranza che qualcuno nel mondo della politica si possa fare avanti per cercare di fermare questo delirio, magari proponendo soluzioni un tantino più sensate a questa crisi forse più esistenziale che economica, non è molto grande.

Le amministrazioni comunali sono nella maggior parte dei casi aperte a qualunque compromesso possa consentire loro d’incamerare risorse; l’opposizione in Italia è ormai un lontano ricordo; un Casini che ritiene questa scelta “positiva” non sorprende, essendo il genero di uno dei maggiori costruttori del Paese (Caltagirone); ma il commento più intelligente è ancora una volta quello della Lega, con Umberto Bossi che dichiara: “Va studiato bene, non vorrei che facessimo le case per darle agli extracomunitari”, focalizzandosi sull’ultimo dei problemi che tale provvedimento potrebbe creare e dimenticandosi del fatto che una grande quantità delle persone che lavorano nei cantieri del nord ma non solo è proprio composta dagli extracomunitari di cui sopra, che sostituiscono (così come in molti altri ambiti, e spesso sottopagati) tutti quegli italiani che ritengono più prestigioso partecipare ad un reality show che imparare un mestiere.

Non siamo decisamente in buone mani.

Questa politica è morta, ma ancora non lo sa. Queste continue spinte al consumo, di qualunque tipo esso sia, sono inefficaci. È l’economia stessa (lasciando da parte per un attimo l’ambiente ed i suoi limiti fisici) che non accetta più certe soluzioni.
Tutto il mondo si sta rendendo conto che stiamo assistendo alla morte del sistema consumista, così come abbiamo fatto venti anni fa con quello socialista. Sempre più persone hanno capito, o semplicemente intuito, che una crescita infinita (di qualunque tipo essa sia) non è possibile.

Non si possono più proporre le soluzioni che erano valide (forse) un secolo fa per far fronte ai problemi di oggi. Perché è semplicemente ridicolo proporre di demolire e ricostruire edifici in mancanza di guerre imminenti sul suolo europeo che permettano di farlo. È patetico proporre alla gente il consumo fine a se stesso in un momento in cui, oltre tutto, di soldi non ce n’è. È irritante continuare a devastare il paese più ricco al mondo di opere d’arte ed uno dei più belli a livello paesaggistico per l’interesse di quattro palazzinari. È allarmante pensare a quanto tempo ci vorrà per rimediare a questo tipo di scelte.

Siamo tutti indignati, e giustamente, per l’overdose di stupri a cui i media ci hanno ultimamente sottoposti. Ma sarebbe tempo di iniziare ad indignarci anche per lo stupro perenne a cui sono sottoposti il nostro Paese ed il nostro territorio. Magari formando ronde di cittadini che si propongano di evitarlo.